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Nome: Matteo
... un po' di insano spirito tragico, smisurata possessione musicale e fastidioso senso dell'umorismo.
mi avete avvistato tra le stelle *loading* volte




L'unico rimedio che impedisce alla solitudine di diventare paura è la Fantasia.
Essa risponde alla necessità di saper andare lontano, pur rimanendo fermi; espressione, fine a se stessa, ma intensa e curativa come un caffè alle tre del pomeriggio.
Minuti di carta gettati sul fuoco della giornata che arde incessantemente alle spalle di uomini troppo sicuri di sè.
E nell'illusione di aver tempo azioni frammentarie che si susseguono in caroselli di monotinia con abitudinarietà e noia; promesse derise e vane aspettative dentro gli occhi che seguono le ansiosi lancette, che come forbici sminuzzano le nostre misere e vergognose esistenze.

Le ho viste nel vento,
sentite nell'anima,
candele, città degli uomini
e dentro le candele, uomini.
Gospel muto, mura di nubi.
Udivo tremanti,
ardenti,
vibranti,
note di jazz nella sera.
Note Tunes
di of
Jazz
nella in the
Sera Evening
E nel vento
velato, chiaro,
un mistero,
su, nel profondo
giù, nell'infinito
e over and over there,
... nel vero.
La vita è tanto crudele da odiarla,
ma tanto imprevedibile da amarla.
Si perde qualcosa e dapprima si soffre, poi ci si abitua, ed infine ci si ritrova più forti.
Si è forti nel dover compensare una perdita, mentre si perde qualcosa di sè ogni volta che si acquisisce del nuovo.
Ma niente è veramente perduto, poichè tornerà sempre a noi, forse come lo ricordiamo, forse sotto altre forme.

Con innumerevoli forme il vento inganna la calma,
Dune Mosse...
Nella noia, poetica illusione di mutamento.
Grani nell'aria misteriosi e disordinati danzano,
nel tempo,
senza sosta sospinti,
come noi, in morbidi giorni appannati,
affannati, negli anni,
Dune Mosse
... e quando il mio flusso si interrompe non mi resta che chiudere il quaderno, riporre la penna nel taschino e andarmene via.
In fondo è un po' quello che fanno tutti, quando, bicchiere vuoto e discorsi esauriti, rimettono il cappello e dicono "arrivederci", rivolgendosi a nessuno in particolare, quasi con la certezza che la stessa scena si ripeterà il giorno dopo, con le stesse persone e forse alla stessa ora.
Un fluido misto di caffè, pensieri e inchiostro, il mio, con parole che si susseguono in profondità, scavando dentro più di quanto non lo faccia l'alcool di quei bicchieri.
Quello che penso non lo so, ma in quello che dico, credo.
Non voglio tornare a casa, ancora,
ma abbracciare tutto questo blu,
per scoprire da dove nascono i sogni;
assaporare ogni istante della notte,
attraverso gli occhi di un Barbagianni,
col passo felpato di una volpe,
il prudente vagare di un istrice;
seguire il blu fuggendo l'Aurora,
la sua brezza triste,
i suoi occhi pieni di lacrime,
e le membra tremanti per i pungenti bisbiglii invernali.
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